Baikà 梅花, la primavera nonostante tutto

Chi mi segue da un po’ di tempo, o mi ha incontrato alle mostre, aveva già intravisto a fine 2023 qualche lavoro di questa nuova collezione, che porto avanti in silenzio da agosto dello stesso anno.

Tuttavia era arrivato il momento che spiegassi per bene da dove parte il progetto e quale significato profondo abbia per me questa nuova serie di sculture.

Ma perché i fiori di alta montagna?

Facciamo un passo indietro, anzi due.

Io sono molto legato all’Alto Adige, dove ho passato le mia infanzia nel periodo estivo e quel rapporto con i boschi, con gli alberi ed inevitabilmente con la scultura del legno sono stati tutti semi che poi mi hanno portato, in età adulta, a lavorare con questa splendida materia, il legno per l’appunto, con cui sono in profondissima connessione.

(Nella foto qui sotto un giovanissimo Masini nel suo habitat preferito, la prateria alpina)

Ho cominciato a ritornare nei luoghi della mia infanzia con continuità dall’agosto 2023, anno che ha poi segnato un profondo solco nel mio percorso artistico. Tornare li fu come tornare a casa. Da un certo punto di vista è stato come se non me ne fossi mai andato.

Quell’estate del 2023 fu in ogni maniera decisiva per questo progetto. Da tantissimo tempo mi balenava in testa l’idea di fare qualcosa di organico che potesse finire su di una parete, ma non avevo ancora un’idea precisa. Ci giravo attorno senza però trovare mai il sentiero e di conseguenza fare il primo passo in una direzione precisa.

Proprio quell’anno, mentre raggiungevo la cima di una montagna, arrivò l’intuizione, ma si rende necessario spiegare bene il contesto.

Quando si va in alta montagna, mano mano che si sale di quota, si esce dal bosco e si entra in uno scenario fatto di roccia. Io sono solito chiamare quella parte di montagna “montagna nuda”.

(Nella foto qui sotto il Monte Fumo 3.251msl, in Valle Aurina)

La montagna si sveste degli alberi e rimane senza nulla indosso.

Eppure, anche se la vegetazione arborea scompare, la vita continua a essere presente. Tra le fratture delle rocce, nelle pareti più esposte, nascono minuscole piante: piccole composizioni naturali, straordinarie nella loro semplicità.

Queste piante nella stagione tardo primaverile ed estiva fioriscono creando fantastici bouquet di fiori.

Mentre salivo verso le cime tuttavia le difficoltà erano sempre maggiori:  venti forti e neve nella parte più alta.

Questo mi ha fatto fare una prima riflessione.

I fiori di alta montagna come metafora della vita

Io raggiungo le cime solo di rado e per brevi lassi di tempo; loro, invece, ci vivono tutto l’anno.

Affrontano venti fortissimi, piogge violente, neve, ghiaccio, smottamenti. Vivono esposte ad un’irrequietudine costante, in totale balia degli eventi meteo più severi. La loro esistenza è complicatissima. Il loro orizzonte di vita è totalmente incerto. Non sanno se ci saranno di li ad una settimana nemmeno.

Nonostante queste difficoltà, apparentemente insopportabili, ogni primavera fioriscono.

Queste circostanze mi hanno fatto immediatamente fare un parallelo con la vita dell’uomo, agganciando una frase di Vincent Van Gogh “I Pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste sono terribili, ma non hanno mai ritenuto quei pericoli ragioni sufficienti per rimanere a terra”

Il significato di fondo della collezione è quindi che non importa quante possano essere le difficoltà nella vita, ci sono sempre motivi per essere feliciLe difficoltà non sono una ragione sufficiente per non gioire delle cose belle che accadono.

(Nella foto qui sotto una delle composizioni naturali di alta quota, nata tra una pietra e l’altra)

Facendo riflessioni ulteriori queste piante spesso crescono nelle fratture della roccia, piccole fenditure che offrono loro riparo, condizioni indispensabili per la vita a quelle altitudini.
Ma quelle fratture, in fondo, sono ferite. La montagna si ferisce, e i fiori nascono proprio lì, colmandola e “curandola”.

Anche qui, il parallelo con la vita è evidente.

A tal proposito proprio Jung  diceva “Li dove cadi, proprio li dove sei inciampato, se scavi troverai un tesoro”.

Le difficoltà, a volte, sono proprio ciò che ci spinge a rinascere, a invogliare nuove primavere.

La montagna si ferisce, ma la ferita diventa un’opportunità. Lo stesso per l’uomo.

(Nella foto qui sotto un rododendro di alta quota nato nella frattura di una roccia)

Un nome, un simbolo - BAIKA’  梅花

Ho ragionato a lungo sul nome da dare a questa collezione. Esprimere tutti questi significati con un’unica parola, o comunque racchiuderne una larga parte in un unico termine, mi ha richiesto molta ricerca.

La chiave è arrivata grazie ad un libro di poesie giapponesi, una raccolta di haiku acquistata tempo fa. Sfogliandolo, mi sono imbattuto in una poesia che raccontava del pruno.

Approfondendo, ho scoperto che in tutto l’Oriente il pruno e i suoi fiori sono simboli di perseveranza e resilienza. Questa pianta infatti fiorisce in inverno, nella stagione più difficile.

I giapponesi usano appunto la parola Baikà 梅花, “fiore di pruno”, mentre invece i cinesi parlano di Méihuā ào xuě 梅花傲雪」“Il fiore del pruno sfida la neve”.

L’immagine del “fiore che fiorisce da solo nel freddo” 凌寒独自开 è addirittura proverbiale in Oriente, tanto è radicata nell’immaginario come simbolo di caparbietà.

Ho ritenuto, per queste motivazioni espresse brevemente, che il termine giapponese Baikà梅花 ed il suo significato rappresentasse perfettamente la tenacia di queste piante straordinarie.

(Nella foto qui sotto un fiore di pruno in piena fioritura)

Due passi all’esterno

La collezione si prefigge di raffigurare quindi le pareti di roccia, dove in queste fessure, la vita, come direbbe Galimberti, “accade con tutta la forza possibile”.

Ogni scultura raffigura una specifica situazione.

“Emergere”, “Come d’incanto”, “Vie di fuga”, “Primi fiori”, “Nuove opportunità”, sono alcuni dei titoli alle opere che ho realizzato.

Le sculture diventano cosi una sorta di monito per la vita.

Io credo che si riesca a fare bene dell’arte quando, una volta colto il significato dell’opera, si faccia enorme fatica a vedere l’opera stessa. Quando la guardi è cosi forte il significato che bisogna fare uno sforzo per tornare a vedere l’oggetto che c’è dietro.

Credo di essermi avvicinato diverse volte con questa collezione a quanto sopra.

(Nella foto qui sotto 雨过天晴 (yu guò tian qìng) - “Dopo la pioggia, il cielo torna sereno”, Baikà n. 26, un’opera realizzata per un collezionista)

Questa collezione di lavori è molto scenografica e lavora in maniera estremamente efficace con la luce. Prossimamente alla sezione Baikà 梅花 nel negozio aggiungerò delle immagini esplicative per facilitare il posizionamento delle sculture.

Al momento posso dirvi che le luci migliori, per questa serie di lavori attuali, sono tutte dall’alto verso il basso.

(Nella foto qui sotto "Composizione su Roccia”, Baikà n. 3, un’opera realizzata per un collezionista)

Per concludere ogni opinione e parere sulla collezione e le relative opere è gradita e auspicabile. 

Trovate le foto dell'intera collezione in questa pagina.